martedì 25 gennaio 2011

OMAGGIO A OPPENHEIM



Con Dennis Oppenheim è scomparsa una parte dell’America, quella più libera, controcorrente, romantica, on the road, lontana da ogni regola di squadra o di mercato.
L’artista americano è stato uno dei più geniali sperimentatori del dopoguerra e, sin dalla seconda metà degli anni ‘60, ha avuto un ruolo fondamentale in esperienze come la Land Art, la Body Art, la Public Art e la Social Art. Lui, però, non si mai identificato in nessuno di questi movimenti, che spesso ha contribuito a creare: erano semplici tappe di un viaggio senza fine che non doveva in nessun modo trovare una formalizzazione definitiva. Altrimenti tutto si sarebbe risolto in un inutile accademismo stilistico. Cosa che Dennis detestava più di ogni altra, sfidando se stesso e le sue creazioni.




Era nato il 6 settembre 1938 a Electric Ciy, una città fantasma nello stato di Washington dove il padre ingegnere era stato trasferito per costruire una diga. Lì erano alloggiati tecnici e operai che, terminato il lavoro, se ne tornarono nelle loro case. Quel luogo che non compare sulle carte geografiche è, in fondo, la metafora di un artista che si è identificato nella componente transitoria della realtà, senza mai scegliere la sfera ideologica o dogmatica.
La sua opera ha rappresentato una sfida continua dei limiti e delle regole dove l’esperienza viene messa continuamente in discussione, destabilizzando qualunque certezza.

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